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REGISTRAZIONE ATTI GIUDIZIARI - DECRETO INGIUNTIVO PROVVISORIAMENTE ESECUTIVO


AGENZIA DELLE ENTRATE - DIREZIONE CENTRALE NORMATIVA E CONTENZIOSO

RISOLUZIONE DEL 07/11/2006, N. 122

Di innegabile interesse la risoluzione di cui in epigrafe con la quale l'Agenzia delle entrate interviene per precisare il regime tributario, ai fini dell'imposta di registro, da applicare ai decreti ingiuntivi esecutivi, revocati nel procedimento di opposizione ex art. 645 cpc. Dunque decreti ingiuntivi emessi con clausola di provvisoria esecutorietà.

Come noto, la disciplina degli atti dell'autorità giudiziaria, ai fini dell'applicazione dell'imposta di registro, risulta delineata dal D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 in seno alle norme di cui agli articoli appresso indicati, ed esattamente:

- innanzitutto l'art. 37 del testo unico, il quale prevede l'assoggettamento all'imposta degli atti dell'autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio, dei decreti ingiuntivi esecutivi, dei provvedimenti che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali e delle sentenze che dichiarano efficaci nello Stato sentenze straniere anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano impugnabili, salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato;

 - inoltre l'art. 8 della Tariffa, Parte I, che elenca gli atti dell'autorità giudiziaria soggetti a registrazione in termine fisso. Per tali atti, soggetti all'imposta nella misura proporzionale del 3% sulla somma richiesta, l'art. 41, comma 2, del t.u. prevede che la somma dell'imposta principale dovuta non può essere in ogni caso inferiore alla misura fissa di euro 168,00, salvo ipotesi particolari;

- ancora, l'art. 16 del decreto, secondo cui la registrazione è eseguita previo pagamento dell'imposta liquidata dall'ufficio;

- infine, l'art. 54 del t.u. secondo cui il pagamento dell'imposta va effettuato dalle parti in giudizio entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso di liquidazione da parte dell'ufficio cui l'atto è stato trasmesso per la registrazione dal cancelliere nei termini di cui all'art. 13 comma 3.

Orbene, da quanto può dedursi dal citato articolo 37 l'obbligo della registrazione e dell'assolvimento del tributo scatta anche se l'atto è impugnato o impugnabile, salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato.

Ne deriva che il presupposto dell'imposta di registro è la natura esecutiva del decreto ingiuntivo (ossia la clausola di provvisoria esecutorietà), mentre l'eventuale apposizione della formula esecutiva da parte della cancelleria è formalità necessaria per intraprendere in concreto la procedura dell'esecuzione forzata.

In altre parole, l'imposta è applicata sulla base della mera esecutività del decreto ingiuntivo e non della sua esecuzione in concreto nè dell'apposizione della formula esecutiva da parte della cancelleria.

I chiarimenti forniti dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione in commento ricalcano esattamente quanto già precedentemente espresso dalla corte di legittimità (in particolare, Cassazione, sezione tributaria, n. 11663/2001).

Secondo l'insegnamento della corte, infatti, l'imposta di registro applicata ai decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi colpisce una manifestazione di capacità contributiva (ex art. 53 Costituzione), indipendentemente dalla volontà dell'istante di procedere all'esecuzione del titolo.

Oggetto dell'imposta è il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, salvo conguaglio, e con esso la manifestazione di ricchezza espressa dalla dichiarazione di credito azionata esecutivamente per un determinato importo.

 Ragusa, 1 giugno 2011

                                                                   Raffaella Zisa




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